Ragnatele

Sì, a volte capitano anche quelle. Talmente fitte e numerose da sembrare impossibile anche solo l’idea di spazzarle via.
Non so come sia successo, ma so di dover essere sincera. Sarà per il tempo che manca, un pò per la voglia, un pò perché semplicemente si è talmente assorbiti da altro che, semplicemente, ci si dimentica di ciò che un tempo si voleva rendere importante, nel mio caso il blog.

L’ho aperto quando iniziai a lavorare per un’agenzia di comunicazione, e all’epoca ero veramente intenzionata a portarlo avanti. Poi lo stage è finito, per un poco ho continuato anche il blog e poi l’ho lasciato scivolare nel dimenticatoio, triste e abbandonato. Fino ad oggi. Non so se continuerò a parlare “solamente” della comunicazione via web, credo ci possano essere altre cose di cui vale la pena soffermarsi.
E se ciò sarà un valido motivo per ricominciare a scrivere di più ben venga. :)

Il delicato equilibrio della comunicazione online

Non sono sparita, anche se potrebbe sembrare. In effetti non scrivo da parecchio, ma non voglio abbandonare il blog come ho fatto con altri. Non questo.

Mi piace molto scrivere ma a volte ci si imbatte in momenti di stallo in cui non si ha voglia di fare niente, solo di pensare e di capire cosa veramente si vuole. In parte è anche colpa della mia inguaribile pigrizia che, ahimè, torna a opprimermi con un dolce peso che faccio fatica a scrollarmi da dosso se non con una più che ottima dose di volontà. Per fortuna la mia presenza on line sui siti che frequento è ancora molto buona, e questo mi dà sempre buoni spunti per discussioni più o meno interessanti.

Faccio parte dello staff della community di un gdr che frequento da quasi tre anni e sono onorata del lavoro che lì svolgo.  E mai come in questi momenti mi accorgo che una buona comunicazione è fondamentale per ridurre il più possibile il rischio di fraintendimenti laddove non ci si può guardare in faccia o ascoltare il tono della voce per capire lo stato d’animo delle persone. Un saggio e coerente utilizzo delle emoticons, bistrattate da molti ma certamente utili per far fronte ai rischi di cui sopra, è un buon rimedio ma non basta. Bisogna mettersi nei panni di chi si trova dall’altra parte dello schermo, coscienti del fatto che si tratta di una persona, con un proprio modo di pensare e di intendere che può essere anche molto diverso dal nostro.

Io mi sono sempre reputata una buona comunicatrice, molto pacata e delicata nel dire ciò che si deve senza provocare sentimenti di astio o di fastidio, specie quando il mio dovere di guardiana degli illeciti del gdr mi spinge a dover dire qualcosa che potrebbe dar fastidio al mio destinatario. Nonostante i modi pacati, l’altro potrebbe rimanerci male lo stesso e non si può far niente per evitarlo. Col tempo e oggi in particolare ho capito che è una cosa normale, nonostante io tenda sempre a sentirmi in colpa quando questo succede. L’importante però, e su questo non si transige, é essere sempre educati al massimo e portare rispetto, evitando possibilmente di rispondere a tono se si vogliono evitare i flame. Mi rendo conto, però, che se si vuole portare avanti una discussione pacata, almeno uno dei due “contendenti” deve esser disposto a far da moderatore, anche se in realtà vorrebbe rispondere per le rime, ma naturalmente dipende dal fine a cui quello scambio di idee deve arrivare. E può non essere semplice.

Un’azienda seria parla chiaro

Se è vero che nel marketing tradizionale il prodotto è incentrato sul cliente, su internet è vero ancora di più.

Purtroppo in Italia, nonostante tutti i passi avanti, è ancora molto presente la paura della fregatura online, sia che si tratti semplicemente di comprare che di ricerca di un lavoro.  Ecco perché la trasparenza è indispensabile, secondo me, quando si opera nel delicato campo della rete.
La ricerca di informazioni è la cosa per cui internet viene più utilizzato, soprattutto quando esistono siti come http://www.ciao.it, che ti permette di leggere le recensioni degli utenti su un prodotto o servizio da loro provato.

L’utente della rete si fida delle persone come lui, che hanno i suoi stessi dubbi, che sono in qualche modo imparziali.  Perché non dovrei dire che un hamburger surgelato fa schifo se è la verità? Io stessa, che pur navigo da molti anni e non sono certo una novellina del “mondo di internet”, faccio fatica a fidarmi di ogni cosa che leggo sulla rete,  dove,  si sa,  circola di tutto.

Se poi leggo che la fan page Facebook di un sito nato da poco che cerca nuovi collaboratori per un progetto online:

  • non dà nessuna notizia pratica di come si svolgerà il lavoro
  • assicura il chiarimento dopo che hai sborsato una cifra per un “pranzo tutti insieme”
  • promette altissimi guadagni con poco sforzo
  • non opera alcun tipo di moderazione, per cui è semplicissimo che chi semplicemente chiede maggiori informazioni viene insultato
  • mi mette un orrore (non errore) di grammatica proprio sul banner del brand

Allora permettetemi di rimanere un poco basita.
Perdere la reputazione sul web è facilissimo, soprattutto se una marca è nuova e non ha ancora acquisito la fiducia data (anche) dalla presenza e dall’esperienza: basta che una sola persona ne parli male che si innesca il circolo vizioso del dubbio.  Io sono disposta a fidarmi, ma datemene la possibilità.
Alla luce di quanto detto, dunque: è così difficile parlare chiaro fin dall’inizio, evitando così il pericolo che la gente dica di te ciò che vuole?

Un forum privato è di tutti?

Ieri sera ho appreso una brutta notizia: uno dei forum a me più cari ha deciso di chiudere i battenti dopo quasi 10 anni di presenza sul web. Un forum grandissimo, interessante, vivo, con nuovi utenti che si iscrivevano ogni giorno.

I motivi sono diversi e complessi ma si possono riassumere dicendo che ormai il forum non rispecchiava più la mentalità di chi l’aveva creato. E quindi chiudere era la cosa migliore da fare.
Naturalmente tutti gli utenti ci sono rimasti malissimo, diversi hanno aggredito l’admin dicendo che non era giusto, che anche se quel forum era nato come una sorta di “casa privata con ospiti (=gli utenti)”,  per il solo fatto che viene condiviso da tutti gli altri iscritti non diventa più una cosa soltanto propria, ma della comunità.
Mi chiedo se sia vero: la mia parte egoistica, che è rimasta su quello spazio per 5 anni e mezzo, tende a dare ragione a coloro che si sono ribellati. Poi però penso che anche per l’admin non è stata una decisione presa a cuor leggero.
Quello che mi chiedo è: un forum in quanto tale è creato dagli utenti, coloro che lo frequentano, lo colorano, gli danno vita e spendono tempo prezioso per aggiornarlo e farlo diventare uno spazio piacevole per tutti. E’ giusto che questo spazio poi gli venga tolto per la decisione di uno solo, pure se questo uno è il padrone?
Un forum non è un blog nè un sito, non è qualcosa che appartiene solo al suo creatore: è una community.

E quindi, un forum privato a chi appartiene veramente?

Gioie e dolori dell’informazione online

 

 

 

 

 

Ovvero, come dare un minimo di ordine alle vostre letture

E’ vero, inutile girarci sopra, e me ne sto rendendo conto ora più che mai. E’ il grande pregio e il grande difetto dell’ipertesto: cominci a leggere un’articolo ben fatto, compare un link altrettanto interessante e lo clicchi (magari aprendolo in una scheda o in una pagina a parte). Poi vedi che a sua volta quel link conduce ad altri che hai voglia di leggere e così la prima pagina comincia a essere dimenticata e ti perdi in un mare di finestre. Quante volte vi è mai capitato? ;)  

Poi magari scopri che non ce la fai a leggere tutto subito e quindi salvi l’articolo tra i preferiti o usi altri metodi per fare in modo da studiartelo poi con più calma.

Certo, da una parte è utile sapere di poter contare su molte informazioni sempre a portata di mano, dall’altra si rischia di frammentare troppo le conoscenze e di non riuscire a focalizzarsi sull’argomento che interessa davvero. Si salta da una parte all’altra, spesso divagando, e trovandosi alla fine con una marea di notizie più o meno buone. Alcune da archiviare per una più lenta consultazione, altre da scartare.

Io è da un pò di tempo che uso Evernote, una sorta di blocconote virtuale molto facile da installare e da usare e che permette con un semplice clic di catturare e conservare documenti, note e appunti, sia sul proprio hard disk che su uno spazio privato online, consultabile quindi da qualunque postazione. E’ una buona idea in caso ci si trovi fuori di casa, magari da un internet point e su qualunque altro dispositivo e si voglia salvare la pagina per leggersela poi a casa con più calma. Oppure semplicemente per salvare quello che non si vuole perdere.

Il mio “piccolo” spazio su evernote, purtroppo o per fortuna, si ingrandisce sempre di più, ma almeno so che le cose che ho salvato sono lì e che posso accedervi quando voglio. :)

E voi quale metodo di archiviazione usate?

Perché fidarsi della socializzazione via internet

Quando mi iscrissi alla facoltà di scienze della comunicazione (nel lontano ’98), internet occupava solo una fetta piccolo-media della mie giornate, avendo avuto la mia prima connessione neanche un anno prima, e quindi a circa 17 anni.
Uno dei primi luoghi virtuali d’incontro che ho frequentato, forse addirittura il primo in assoluto, è stato il forum della cattedra d’Informatica della facoltà: una semplicissima paginetta bianca con sopra un form estremamente minimalista, col quale inviare il proprio messaggio. Più verosimilmente si trattava di una bacheca, dove gli studenti che dovevano prepararsi all’esame si scambiavano informazioni più o meno utili, notizie, cavolate varie e, soprattutto, spam a non finire.

Fu così che nacque Athena. Non la dea greca ;) ma in assoluto il mio primo nickname, e cominciai a partecipare al forum, da una parte per necessità universitarie, dall’altra per caxxeggiare all’interno di una comunità che già si stava formando. C’era la vecchia dea bisbetica (una volta un losco figuro mi definì così :P ), il poeta che componeva poesie più o meno umane a un’altra utente (che ricambiava prontamente), la ragazza ipersensibile, l’immancabile troll e tanti altri del genere.
Col passare del tempo andare su quel forum era diventato un appuntamento fisso a cui ormai non volevo rinunciare e già s’intravedevano i primi sintomi della mia internet-dipendenza incurabile, pur trattandosi di una semplice bacheca testuale a interfaccia zero. Continuai a frequentarlo ancora per un pò anche aver dato l’esame (per la cronaca, 29 :P ), perchè ormai mi sentivo parte di quel luogo.
In seguito cominciai a frequentare svariati altri forum, che allora si trovavano soprattutto sulla piattaforma di Supereva e sul vecchio Ezboard, che ormai credo non esista più (correggetemi se sbaglio).
Una delle cose che più mi piacevano era che potevo trovare quasiasi informazione e confrontarmi con altre persone che avevano i miei stessi interessi (ho sempre partecipato esclusivamente a forum tematici) e le mie stesse passioni.

E dopo un pò cominciarono anche gli incontri in real, grazie ai quali, col passare del tempo, fu naturale per me diventare più spigliata, perdendo gran parte della timidezza che sempre mi aveva caratterizzato. Dai forum approdai anche alle chat, alle mailing list e alle community, imparai a conoscerli meglio diventandone moderatrice. Cresceva il mio interesse verso questo mondo e coloro che avevo conosciuto casualmente sulla rete diventavano amici anche in “real”, e devo dire senza alcuna differenza rispetto a un qualsiasi incontro in un luogo “fisico”.  Ci si incontrava, si approfondiva la conoscenza, ci si fidanzava, si litigava e ci si lasciava. Ogni tanto ci si sposava anche. Esattamente come prima che il semplice nome di internet fosse inventato.

D’altronde lo aveva detto anche uno dei miei prof: “Un luogo virtuale è semplicemente un altro posto dove fare conoscenza, come può esserlo una piazza, un bar, una palestra e così via”. Ed è vero, dopo 12 anni di esperienza in questo campo posso dire che aveva perfettamente ragione.
Qualcuno dirà: “su internet è facile spacciarsi per chi non si è, è facile adescare gli ingenui e spingerli a fare qualcosa di pericoloso.” Verissimo. Ma non è forse vero anche il contrario? quando tu incontri una persona per la prima volta non sai mai chi è, che la trovi su un forum o dentro un locale. Direi anzi che è ancora più facile ingannarsi nel secondo caso, perchè dietro lo schermo hai la possibilità di conoscere l’altro prima da ciò che dice e dalle sue idee, e poi dall’aspetto fisico e tutto il resto. Se uno è veramente un disturbatore non perde mesi a raccontarti di te ma passa a qualcuno che mangi la foglia più facilmente.

E se sei ingenuo lo sei in ogni caso. :P

Chiariamoci, non sto difendendo a spada tratta e apriori il mondo della rete con tutto quello che ne consegue, dico solo che sia l’attenzione che la fiducia dev’essere data alla pari a ogni mezzo, qualunque esso sia. E se è vero che ormai sui social network come Facebook ci si identifica con nome e cognome (anche se qualcuno ancora utilizza i nick), vuol dire che siamo sulla buona strada per accorciare la distanza tra “mondo reale e mondo virtuale”.  No? :)

Come un gattino virtuale può cambiarti la vita

L’anno scorso, spinta dalla necessità di poter frequentare efficacemente il master in Marketing Digitale, presi una casa a Roma nei pressi di Cinecittà. Il master si svolgeva nella sala congressi di un hotel all’EUR, non esattamente a due passi da dove stavo. Partivo la mattina presto e dopo due cambi di metro arrivavo a destinazione. Devo dire che non mi lamentavo, nonostante per me otto ore fossero un pò pesanti da sostenere, anche se l’argomento era molto interessante (e questo mi salvò ;) ).
La sera tornavo a casa, un unico stanzino di massimo dieci metri quadrati dove era sistemato tutto quello che un appartamento completo possiede, e alla fioca luce di una lampadina appesa al soffitto (talmente bassa che spesso e volentieri ci sbattevo la fronte) mi collegavo col fido portatile che ormai avrà almeno dieci anni. Allora avevo già un account su Facebook ma non lo usavo mai, nonostante fin da quando ero appena maggiorenne mi sono sempre definita una nerd in tutti i sensi. Quando scoprii l’esistenza di Facebook, però, fui restia a iscrivermi: la prima cosa che mi bloccava era il fatto di dover usare il mio vero nome, la seconda era che non avevo la minima intenzione di farmi trovare da persone con cui non volevo avere più nulla a che fare (se con una persona non ti senti più da vent’anni un motivo ci sarà :P ). I miei amici erano tutti lì e io quasi mi vantavo di essere riuscita a resistere al “boom del momento”, dove chiunque si poteva fare i fatti di tutti. Mi trovavo bene sulle community e sui forum dov’ero (e dove sono tuttora) ed ero contenta così.
Poi, una notte in cui non riuscivo a dormire (ero da poco nella casa nuova di cui ho parlato sopra e il letto sospeso a tre metri da terra, assieme al costante ronzio del frigorifero, non conciliava il sonno), ho deciso di accendere il pc e “caxxeggiare” su faccialibro, ricordandomi dell’esistenza delle applicazioni di cui i miei amici parlavano. Cercavo qualcosa di carino e sfizioso, che potesse semplicemente distrarmi dalle punture di zanzara tigre che mi facevano dannare. Fu così che approdai su Pet Society, uno dei giochini più famosi della piattaforma.

Quella notte andai a dormire tardi, soffermandomi su particolari che non avevo mai notato, cercando di capire come barcamenarmi tra i diversi comandi. Scoprii che erano possibili diverse personalizzazioni, tra cui rendersi invisibili per non farsi trovare. Scoprii che Facebook non era così terribile come avevo pensato prima.
Adesso non riesco più a farne a meno e, giochini a parte, trovo che sia uno strumento importantissimo per conoscere e farsi conoscere, tanto per il singolo che per le aziende.

La mia gattina di Pet Society ha ora un anno e ancora la ringrazio per avermi fatto conoscere quello che definisco il re dei social network. :)

E il vostro esordio com’è stato?

Come sopravvivere senza una scarpa…

Stamattina, appena arrivata in ufficio, mi si è staccata una parte dell’infradito destro, col risultato che ora cammino come un bradipo ubriaco. Davanti alla scrivania ovviamente non mi dà fastidio (a parte quando devo alzarmi),  ma prima o poi dovrò pur affrontare un tragitto relativamente lungo per tornare a casa, e, possibilmente, senza far ridere mezza Roma. Considerato che un pochino riesco a camuffare la situazione, mi si sono saltate in mente svariate idee, più o meno intelligenti (il famoso neurone di cui parlavo qualche post fa è ancora in ferie).

1) Rimanere chiusa in ufficio durante tutta l’ora di pausa, rinunciando al saltino al bar o al market a prendere qualche schifezzuola da sgranocchiare (come si fa a stare senza? u_u).

2) Scendere almeno quel tanto che basta per giungere al suddetto supermercato e accaparrarsi con nonchalaces quanto serve.

3) Andare fino alla stazione  con l’autobus e comprare un altro paio di scarpe.

Alla fine, complice l’edicola chiusa e quindi l’impossibilità di comprare il biglietto per Termini, ho optato per la seconda soluzione.

Non so come riuscirò a tornare a casa (dite che in ufficio posso camminare scalza? u_u ) ma almeno ho i dolcetti freschi al cocco. XD

Indipendenza

Più passa il tempo e più divento insofferente a stare a casa dei miei.

Odio i litigi e l’aria che si respira. A una certa età e coi genitori anziani andarsene da casa definitivamente diventa vitale. Io non capisco quelli che, pur avendo uno stipendio e pur potendosi permettere di abitare da soli, scelgono di restare nella famiglia di origine.

Non vedo l’ora di tornare a Roma, col terrore però che prima o poi potrei lasciarla per rientrare in gabbia.

Non riesco a sopportarne neanche l’idea.

Soldi

Si dice che i soldi non facciano la felicità. E’ vero solo fino a un certo punto. Senza soldi ci sono molti più problemi, più stress, più litigi, e questo è indubbio. Ovviamente preferirei avere meno soldi piuttosto che scoprire di avere una grave malattia. Anche questo è assodato. Perchè la salute è la cosa più importante.
Però quando devo litigare con mia madre perchè è un casino mantenermi a Roma ancora per molto finchè non si deciderà se dopo lo stage mi prendono o no allora mi viene in mente questa frase e dico:”cavolo, i soldi la fanno sì la felicità!” Ma al momento non posso prorprio fare diversamente, è un’oppurtunità troppo importante.
Solo uno sfogo.  E un pò di depressione. :(
Passerà anche questo…

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